Strategia · 10 settembre 2026 · 5 min
Poco più del 50%: la lezione di Federer per chi fa strategia
Roger Federer ha vinto venti Slam vincendo poco più della metà dei punti. Una verità utile anche per chi guida un'azienda.

Nel discorso di laurea tenuto al Dartmouth College nel 2024, Roger Federer ha raccontato un numero che suona come un paradosso.
Ha giocato oltre 1.500 partite in carriera. Ha vinto 20 tornei del Grande Slam, 103 tornei ATP e ha passato più di 300 settimane al primo posto del ranking mondiale.
Eppure ha vinto solo poco più del 50% dei punti totali disputati.
Non il 70%, non il 60%. Poco più della metà.
Il dato è interessante perché sfida l'idea che il successo dipenda dalla capacità di vincere sempre. In realtà dipende dalla capacità di saper perdere la maggior parte dei singoli punti senza perdere la partita.
In un match di tennis si giocano centinaia di punti. Alcuni sono decisivi, molti altri sono semplicemente parte del gioco. Quello che conta non è vincerli tutti, ma gestire la sequenza: sapere quando rischiare, quando difendere, quando cambiare ritmo, quando accettare che un punto è andato e concentrarsi sul successivo.
È una metafora che ritrovo costantemente nel lavoro con le aziende.
Molti imprenditori pensano che una buona strategia debba produrre risultati positivi in ogni singolo momento. Ogni trimestre deve crescere, ogni prodotto deve funzionare, ogni iniziativa deve essere un successo. Quando qualcosa non va, si interpreta come fallimento del piano.
In realtà una strategia non è una profezia. È una direzione scelta con lucidità, seguita con coerenza, corretta con intelligenza.
Come in una partita di tennis, il risultato finale dipende da un vantaggio marginale accumulato nel tempo. Non serve vincere ogni scambio. Serve essere leggermente più presenti, più lucidi, più coerenti della media.
Federer ha imparato anche un'altra cosa: la gestione emotiva dei punti persi. Nel discorso racconta come, da giovane, ogni punto perso lo facesse arrabbiare. Poi ha capito che quella rabbia consumava energia per il punto successivo. Ha imparato a separare l'errore dalla reazione all'errore.
Nelle aziende accade qualcosa di simile. Un progetto che non decolla, un mercato che cambia inaspettatamente, una percezione che non si allinea al prodotto: sono punti persi. Ma se l'organizzazione reagisce con panico o con la fretta di cancellare il danno, spesso perde anche il punto dopo.
La buona strategia lascia spazio alle perdite controllate. Prevede che alcune scelte non funzioneranno come previsto. Quello che conta è la capacità di rileggere la partita mentre si gioca, di capire se si sta ancora nella direzione giusta o se è necessario regolare il tiro.
È qui che colloco il metodo Galileo: Osservare, Connettere, Posizionare, Sviluppare.
Osservare significa leggere il punteggio reale, non quello che si vorrebbe vedere. Connettere significa riconoscere i pattern che spiegano perché alcuni punti vanno e altri no. Posizionare significa scegliere dove concentrare le energie. Sviluppare significa giocare la partita nel lungo periodo, sapendo che il vantaggio si costruisce punto dopo punto.
Non tutti i punti hanno lo stesso peso. Non tutte le decisioni aziendali sono ugualmente decisive. Una buona consulenza strategica aiuta a distinguere quelle che contano da quelle che possono essere gestite con più leggerezza.
Il successo non nasce dalla perfezione. Nasce dalla pazienza di restare nel gioco, dalla consapevolezza di cosa si può controllare e dalla capacità di accettare che, nella maggior parte dei casi, basta vincere poco più della metà dei punti. Ma i punti giusti.
